Articoli ed Eventi

Una cinquantina di adulti di Azione Cattolica, provenienti dall’Area Flegrea, hanno vissuto, dal 27 al 29 luglio 2018, un’esperienza di riflessione e condivisione in Umbria, sui luoghi di spiritualità francescana, in occasione dei 150 anni dalla nascita dell’Associazione. Spesso sfugge, anche a molti soci, che il Santo fu da Benedetto XV proclamato Patrono dell’Azione Cattolica Italiana l’anno precedente a quello della dichiarazione e costituzione come Patrono d’Italia da Pio XI (20 giugno 1939) “per una più larga imitazione e venerazione come il più perfetto esemplare evangelico per tutte le età della storia”. Durante questi giorni due verbi ci hanno accompagnato: custodire e generare.

Centocinquanta anni di storia sono un dono, un’eredità preziosa che chiede di essere custodita. Custodire è però qualcosa di più che limitarsi a togliere la polvere posatasi nel tempo o eseguire un maquillage estetico che ridoni lo splendore perduto ad una carrozzeria senza riattivarne il motore. Nel centocinquantesimo dalla fondazione dell’associazione, custodire la memoria di questa storia significa discernere l’essenziale della nostra vocazione originaria ai fini di quella «conversione missionaria» invocata da Papa Francesco per ogni Chiesa particolare, a partire dalle parrocchie.

Generare significa “apprendere la virtù dell’incontro” (Vittorio Bachelet), accogliere l’invito a “prendere l’iniziativa”, ad uscire fuori da sé per farsi prossimi, vivificati dalla Parola e dall’Eucaristia che continuamente ri-generano e rinnovano nell’amore proprio come ha fatto il frate di Assisi. Generare è fare propria l’idea che la vita spirituale non esiste se disincarnata, non esiste se affrancata da un gioioso impulso missionario, non esiste se è alienante rispetto alle esigenze dei fratelli. Vogliamo coltivare una vita spirituale che sia invece in grado di animare la passione verso l’impegno per il mondo, di generare relazioni nuove, di preferire gli orizzonti inclusivi ai confini limitanti.

Alla luce di tutto ciò, si è pensato di porre l’attenzione  sulla cura della vita spirituale del laico credente, un impegno sempre più necessario per una formazione capace di sostenere i laici a vivere nel mondo, dentro le sfide di questo tempo.

Un’ attenzione da porre in questo tempo complesso è il dialogo e il confronto con le culture nella volontà di spendersi nel dibattito culturale e darsi gli strumenti per poter dialogare sui temi cari alla vita delle persone e dei territori. Dialogo è impegno tenace e creativo per la costruzione di alleanze dentro e fuori la Chiesa, per poter costruire il bene comune promuovendo un tessuto di relazioni buone e di stima reciproca anche con chi è portatore di sensibilità differenti.

Avviare processi di discernimento significa aiutare ciascuno ad assumere la vita come vocazione alla santità e a gustare il sapore di una vita compresa alla luce della fede. Significa richiamare ragazzi, giovani e adulti a quel “donarsi alla buona”, come avrebbe detto Mazzolari, che traduce la partecipazione in corresponsabilità per la Chiesa e per il Paese, che non inchioda di fronte al “come si dovrebbe essere e fare” ma richiama ad “essere e fare secondo la disponibilità di adesso”, nella logica della gratuità. È un processo realizzabile, in compagnia gli uni degli altri, degli uomini di buona volontà. Siamo chiamati tutti, credenti e non, ad abitare il nostro tempo con coraggio dando vita a “piccole” iniziative di cura del bene comune e di salvaguardia del territorio.

@Antonio Izzo

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Con una coinvolgente e partecipata liturgia di accoglienza, si è aperto il Campo Unitario dell’Azione Cattolica della diocesi che si è svolto dall’8 al 10 settembre presso il Centro Pastorale “Giovanni Paolo II” di Mugnano del Cardinale.

Con tale esperienza ci siamo inseriti nel cammino che l’associazione vuole compiere in questo primo anno del nuovo triennio, caratterizzato dal verbo “Custodire“.

Nel contesto dei 150 anni dalla fondazione dell’associazione, custodire la memoria di questa storia significa per noi discernere l’essenziale della nostra vocazione originaria ai fini di quella «conversione missionaria» invocata da Papa Francesco per ogni Chiesa particolare, a partire dalle parrocchie. Una vocazione, quella laicale, caratterizzata, come ci ricorda il Documento Base, “Il rinnovamento della catechesi“, da una doppia fedeltà: fedeltà a Dio e all’uomo.

Si tratta di riscoprire il Battesimo come origine e fondamento della nostra vocazione: quella di essere chiamati a divenire discepoli-missionari, laici associati radicati nella Chiesa locale, capaci di discernimento, laici credenti in grado di vivere una vita spirituale matura e radicata dentro il mondo, temi sui quali hanno lavorato i laboratori tematici nella giornata di sabato 9 settembre. Siamo stati guidati in questi giorni dal prof. Sergio Tanzarella, docente di Storia della Chiesa presso la Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale e all’Università Gregoriana a Roma, nel discernere e custodire l’essenziale della nostra fede.

La ricerca dell’ essenziale della nostra fede, presuppone che bisogna liberarsi da tutto ciò che ingombra la nostra vita e in qualche modo il nostro essere cristiani: l’effimero, il potere, il denaro e il sottofondo del rumore che ci circonda. Tutto questo significa che occorre innanzitutto comprendere che questa fede non è un’appartenenza, ma significa invece un andare incontro a Gesù che però non è un movimento di singoli, ma è un movimento di comunità. Questo significa che non cè spazio per l’individualismo, ma c’è spazio solo per la comunità.

La domanda posta a Gesù: “Signore, dove abiti?” è una domanda che possiamo tradurre in questo modo: “dove possiamo trovarti?”. Gesù ci ricorda di cercarlo nel luogo giusto (Mt 25), che dobbiamo spogliarci dell’equivoco che possa essere trovato esclusivamente in una chiesa-muratura; se noi pensiamo che è soltanto lì, abbiamo sbagliato tutto. Cercare Gesù però non è ancora sufficiente c’è ancora un’altra cosa da fare: bisogna farsi carico di coloro che non sono in grado di camminare da soli  e non lo sono perche Gesù è “tenuto prigioniero” da coloro che voglio farne un uso personale e privato.

L’immagine del Vangelo che ci dà l’idea di questo “rompere gli schemi” è quella della guarigione del Paralitico (Mc 2, 1-12). Far parte di una comunità significa comprendere e riconoscere che è bello “cercarlo insieme“. A volte crediamo di averlo incontrato e, peggio ancora, non siamo disposti a condividerlo con nessuno. Occorre invece mettere al centro proprio coloro che non possono entrare. Chi è che cosa mettere al centro delle stanze della nostra vita, delle nostre comunità? Tante liturgie, tanto incenso, tanti bei canti possono farci illudere di aver messo al centro Gesù e invece teniamo prigioniera l’immagine che ci siamo fatti di Lui, perchè intanto Gesù è già altrove. Il passo del Vangelo ci dice che si può essere paralitici e barellieri contemporaneamente. Dobbiamo ammettere di aver bisogno del suo intervento nella nostra vita, come il paralitico e, allo stesso tempo, dobbiamo farci carico di chi non riesce ad arrivare a Lui.  Dobbiamo e vogliamo essere davvero così folli da stravolgere gli schemi, esattamente come i barellieri che, per portare il paralitico al centro della casa, hanno distrutto il tetto della casa.

Come cristiani sappiamo di essere chiamati ad amare tutti, ma questo concretamente significa creare delle relazioni con le persone che ci vivono accanto. Gesù stesso, a casa di Levi, ha dato una bellissima testimonianza: era a tavola con pubblicani e peccatori. Condividere la tavola con la “comunità”, anzi, condividere la tavola con quelle persone “indesiderate” ci permette di non farci coinvolgere dal “perbenismo” e dalla “mentalità” delle persone che nella società sono privilegiate. La sequela di Gesù prevede che non sono io a dover scegliere i miei compagni di viaggio, è soltanto Lui che decide.

Nella sua relazione, il presidente diocesano sig.ra Anna Bennato ha richiamato alcune delle attenzioni che devono avere a cuore, in questo nuovo triennio, le diverse associazioni parrocchiali: la cura della parrocchia (accompagnare e sostenere), il dialogo e il confronto con le culture (darsi gli strumenti per poter dialogare sui temi cari alla vita delle persone e dei territori), la cura della vita del laico (vita spirituale e formazione),  la popolarità  (essere “con tutti e per tutti”).

Antonio Izzo

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I nuovi scenari del religioso

La scena religiosa oggi è caratterizzata da molte tendenze, assai diverse fra loro, spesso contraddittorie. a partire da questo numero del giornale e nei prossimi mesi tenteremo di individuare alcuni aspetti che caratterizzano l’attuale panorama religioso: il sincretismo, il fondamentalismo, l’eccletismo.

 Da tempo si sta avvertendo, in Occi­dente, un pressante desiderio del “religioso” e del “sacro” come reazione a un secolarismo che manda in esilio Dio e dissecca le aspirazioni più profonde dell’animo umano. La razionalizzazione radicale indotta dalla nostra struttura sociale e dalla cultura tecnolo­gica dominante in Occidente, fa terra bruciata di ogni dimensione non traducibile nella chiarezza gelida di un’equazione, spegne il senso del mistero che circonda l’uomo, il suo nascere, il suo lottare, il suo spegnersi.

È noto che questo desiderio di sacro, di mistero, di recuperata re­ligiosità, ha sbocchi ambigui, dall’astrologia alla magia allo spiritismo. Uno degli sbocchi più ambigui e diffuso è il sincre­tismo religioso che ha le sue radici in quel soggettivismo e rela­tivismo radicale tipico della cultura occidentale.

II sincretismo si può definire la religione fai-da-te. Una religione-puzzle, di cui ciascuno sceglie le tessere che preferisce e le combina a suo gusto. Elementi religiosi dell’Occidente e dell’Oriente vengono miscelati e omogeneizzati; il Dio di Gesù Cristo perde la sua fisionomia in un “Cristo cosmico” che è la somma di tutti i grandi uomini, da Buddha a Maometto; la reincarnazione viene frullata con la risurrezione; la morale cristiana si combina con la libertà sessuale del tantrismo, sen­za che se ne colgano ovviamente i significati culturali profondi.

Il sincretismo può essere una scelta certamente pericolosa perché crea un disorientamento profondo e apre la via al soggettivismo completo.

Ma è soprattutto un fenomeno che interessa i nuo­vi movimenti religiosi e le varie sette che proliferano nelle società occidentali, oltre che in antiche comunità, come quelle afro-ame­ricane e indio-andine.

II sincretismo trova le sue motivazioni nella cultura in cui viviamo oggi.

Diffidiamo di tutti gli assoluti, viviamo nel pluralismo, nel re­lativismo, sottoponiamo tutto a critiche, confronti e scelte persona­li. E anche l’assoluto religioso viene messo in crisi. La fede del mio Battesimo non è più un assoluto da accogliere a occhi chiusi. Accolgo quel che mi sembra giusto, respingo quel che non mi convince o mi disturba.

L’espansione dei mass-media, specie della televisione e oggi di Internet, incrementa lo scambio di idee in ogni ambito, anche in quel­lo religioso. È facile stabilire confron­ti, paralleli, prendere, scegliere, lasciare. Di qui si origina una osmosi e una confusione di forme e tradizioni religiose eterogenee che tra­scende le credenze e le esperienze religiose di più antica tradizione, come il cristianesimo. Il passo al sincretismo, di cui sopra, è facile.

Se in tutte le religioni, come insegna il Concilio Vaticano II, ci sono va­lori significativi,  i “semi del Verbo” perché non cogliere gli elementi a ciascuno più con­geniali per dar vita a una religione “su misura” del singolo credente?

Lo sforzo delle varie religioni oggi è rivolto alla pace nel mon­do. Fiaccolate, incontri, meeting tra cattolici, protestanti, induisti, buddhisti, taoisti… sono all’ordine del giorno. Del resto la storia, anche recente, ci insegna che troppe guerre e stragi hanno avuto moventi religiosi. Perché allora non accogliere ciò che le diverse religioni ci offrono di meglio, buttando a mare vecchi esclusivismi pericolosi? Non è contribuire alla pace nel mondo? Si preferisce una religione meno istituzionaliz­zata e burocratizzata. E anche, diciamolo, meno impegnativa. Sono queste, grosso modo, le premesse, spesso inconsce, con cui si giustifica la scelta di un sincretismo più “moderno”, che sfug­ga, ai rischi di integralismi e fondamentalismi, che si rivelano una delle piaghe del nostro pianeta.

La più moderna e più tipica espressione di sincretismo religioso ci sembra venga dato dal movimento della New Age, che ha forti adesioni negli Stati Uniti, in alcuni paesi dell’Europa centrale e sta infiltrandosi anche in Italia (cfr.  rivista della New Age italiana, “Esse­re“).

La New Age rinnova, nelle condizioni culturali della nostra epoca, una delle speranze più antiche dell’uomo: la speranza di una Nuova Era di pace, di armonia e di riconciliazione dell’uomo con se stesso, con gli altri e con la natura, realizzata attraverso la scoperta e lo sviluppo delle capacità “divine” dell’uomo stesso. È questa speranza religiosa, antica quanto l’umanità stessa, a confe­rirle il suo fascino segreto” (card. Paul Poupard).

Confluiscono nella New Age alcune tendenze oggi molto vive nella nostra cultura: la dimensione ecologica, fino quasi a una risacralizzazione della natura intesa come un “Tutto» organico e vivente animato dalla misteriosa presenza del Divino.

La concezione dell’uomo destinato a immergersi e identificarsi nel Divino che anima il mondo. L’uomo ritrova il suo equilibrio psico-fisico nel recupero di tutto il suo potenziale umano nell’armonia della totalità cosmica. “La realtà ultima dell’universo sarebbe un “Flusso di Energia”, una “Coscienza Cosmica”, che per­vade tutto, di cui l’uomo sarebbe solo una particella, destinata a sciogliersi in un grande Tutto, senza nome e senza volto” (card. Paul Poupard).

Il recupero del femminile, per cui al Dio della tradizione giudaico-cristiana, maschilista e autoritario, viene contrapposta la riscoperta di un Divino femmini­le e materno.

La crisi della razionalità, tipica del nostro tempo, si proietta pu­re sulla concezione di Dio. Il Dio dei filosofi, Causa del mondo, pri­mo Motore, è un’ astrazione fredda, lontana dall’uomo. Dio e il Di­vino sono nella terra che dà frutti, nei fiori, nelle piante, in tutto ciò che vive.

Non dimentichiamo infine la reincarnazione, professata dai se­guaci della New Age. Non è però una reincarnazione destinata a purificare l’anima dalle colpe commesse in una esistenza passata, e quindi segno doloroso di espiazione, come è concepita nella re­ligiosità orientale. E una reincarnazione “imbevuta di speranza cri­stiana“, concepita come progresso indefinito per realizzare tutte le potenzialità che una sola esistenza impedisce di sviluppare. Non dunque reincarnazione-punizione, ma reincarna­zione-promozione di un lo di facoltà illimitate che si realizza in successivi involucri corporei.

Nella New Age si parla pure di un “Cristo cosmico” in cui si concentrano tutti i grandi spiriti dell’umanità che hanno saputo ri­svegliare negli uomini le loro energie cosmico-divine, da Buddha a Zoroastro, al Cristo dei Vangeli, che però era solo un grande uomo.

Il Dio personale della tradizione giudeo-cristiana, troppo razio­nale, troppo storico, troppo freddo e distante, cede il posto al Divi­no universale, al “Tutto” di cui l’uomo e il cosmo fanno parte e in cui alla fine l’uomo si immerge e scompare.

In realtà, la nuova religiosità è un ritorno al paganesimo e ai suoi miti. Per questo una sintesi superiore tra New Age e Cristianesimo, di cui parla qualche studioso, si può concepire solo a prezzo di una trasformazione del Cristianesimo tale da snaturarlo.

Antonio Izzo

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Il “Referendum Costituzionale” – Confronto con l’on. Ernesto Preziosi

Le ragioni dell’incontro

I 150 anni della nostra Bella storia di Azione Cattolica, non ci devono far cadere in due tentazioni e cioè la nostalgia pessimistica dei bei tempi andati e nemmeno fermarci al “si è sempre fatto così” che dimentica l’azione di Salvezza di Dio nella storia che si modifica e si adegua al percorso dell’uomo. Vale ancora oggi quello che ci diceva Vittorio Bachelet compito dell’AC è “aiutare gli italiani ad amare Dio e ad amare gli uomini”. Il nostro compito è adattare questo mandato agli attuali contesti di vita.

L’Azione Cattolica ha scelto di vivere questo suo impegno nel territorio la dove le persone vivono, dove vivono le comunità ecclesiali e civili per farsi parte delle questioni vere che sono le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini e delle donne di oggi, dei poveri soprattutto.

Per fare questo è necessario innescare nuovi processi, abbandonare le sicurezze del passato e armarsi del coraggio necessario per andare incontro agli uomini e alle donne del nostro tempo.

Siamo perfettamente consapevoli che la nostra associazione, pur nella sua rappresentatività e trasversalità, non può bastare a se stessa nella realtà ecclesiale e tanto meno in quello sociale e territoriale. Lo strumento di lavoro (Fare nuove tutte le cose.Rradicati nel futuro, custodi dell’essenziale) che accompagna il percorso assembleare, indica chiaramente quelle che sono le priorità ecclesiali e quelle sociali. Le priorità sociali per l’Azione Cattolica sono la legalità, la tutela dell’ambiente e le questioni sociali in particolare quelle relative all’inclusione. Su questi temi potremmo trovare compagni di viaggio inaspettati con cui fare rete, costruire ponti dando vita a sinergie efficaci. Quello delle alleanze è una sfida, che oggi appare decisiva in una realtà fortemente frammentata come la nostra.

Partecipazione e democrazia

La partecipazione alla vita comunitaria non è soltanto una delle maggiori aspirazioni del cittadino, chiamato ad esercitare liberamente e responsabilmente il proprio ruolo civico con e per gli altri, ma anche uno dei pilastri di tutti gli ordinamenti democratici,  e una caratteristica conseguenza del Principio di sussidiarietà.  La sussidiarietà è tra le più costanti e caratteristiche direttive della dottrina sociale della Chiesa, presente fin dalla prima grande enciclica sociale (Leone XIII, Lett. enc. Rerum novarum, 1892). La partecipazione è un dovere da esercitare consapevolmente da parte di tutti, in modo responsabile e in vista del bene comune.

Ciò comporta che i vari soggetti della comunità civile, ad ogni suo livello, siano informati, ascoltati e coinvolti nell’esercizio delle funzioni che essa svolge.

Ad Ernesto Preziosi abbiamo chiesto di parlare  dell’assetto attuale dei rapporti Stato/enti locali e di come cambierebbe con l’approvazione della Riforma Costituzionale, concentrandoci anche sulle forme di partecipazione dei cittadini.

 

Alle elezioni politiche del 2013 viene eletto deputato della XVII legislatura della Repubblica Italiana nella circoscrizione IV Lombardia per il Partito Democratico. Componente Commissione permanente V Bilancio e Tesoro dal 02/10/2014: Componente COMMISSIONE PARLAMENTARE DI INCHIESTA SUL RAPIMENTO E SULLA MORTE DI ALDO MORO

Già Vice Presidente nazionale degli Adulti di Azione Cattolica, ha diretto l’Istituto “Paolo VI” per la Storia dell’Azione Cattolica e del Movimento cattolico in Italia. Docente di Storia Contemporanea. presso l’Università degli Studi di Urbino è Autore di saggi di Storia contemporanea. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo “Piccola storia di una grande associazione. L’azione cattolica in Italia, Ave, 2002 e il volume da lui curato “Storia dell’Azione Cattolica. La presenza nella Chiesa e nella società italiana”, 2008

Antonio Izzo

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“Giovanni Paolo II e il mondo del lavoro che cambia” (Il contributo del MLAC) Teggiano, 20 ottobre 2014

Impegno personale e associativo nell’apostolato dei laici

Ai laici compete anche l’animazione evangelica delle realtà temporali. Molte sono le possibilità di impegno specialmente nell’ambito della famiglia, del lavoro, della professione, dei circoli culturali e ricreativi…e molte sono anche le persone, nel modo d’oggi, che vogliono fare qualcosa per migliorare la vita, per rendere più giusta la società, per contribuire al bene dei propri simili. Per esse la scoperta della consegna cristiana all’apostolato potrebbe costituire lo sviluppo più alto della vocazione naturale al bene comune, che renderebbe più valido, più motivato, più nobile, e forse anche più generoso, l’impegno” (Udienza Generale, di mercoledi 23 marzo 1994)…”Voi siete laici cristiani esperti nella splendida avventura di far incontrare il vangelo con la vita e di mostrare quanto la “bella notiziacorrisponda alle domande profonde del cuore di ogni persona e sia la più alta e più vera che possa orientare la società nella costruzione della “civiltà dell’amore”…La chiesa ha bisogno di voi perché avete scelto il servizio alla Chiesa particolare, perché non smettete di guardare il mondo con gli occhi di Dio e così riusciti a scrutare questo nostro tempo per cogliere in esso i segni della presenza dello Spirito…” (Messaggio inviato all’Assemblea nazionale Straordinaria dell’AC il 12/9/2003)

Tutta la comunità ecclesiale è chiamata a leggere dentro le forme del vissuto, a mettersi in loro ascolto, a decifrare le domande che contengono, attraverso un attento discernimento comunitario.

Oggi una questione centrale che pone la realtà sociale è quella del lavoro. E’ perciò necessaria una maggiore attenzione a tale ambito e alle tante problematiche che lo riguardano: dietro le riflessioni sul lavoro, dietro ai dati sull’occupazione, occorre non dimenticarlo mai, ci sono le persone e le loro famiglie.

Disoccupazione, perdita dell’ impiego da parte di persone in una fascia di età che rende difficile il reinserimento nel mercato del lavoro e di conseguenza fa venir meno la possibilità di condurre una vita dignitosa (essendo lontani dalla pensione e avendo spesso una famiglia a carico), difficoltà per i giovani di trovare un’occupazione che permetta di rendersi indipendenti dalla famiglia di origine, il lavoro nero: sono solo alcuni dei temi al centro del dibattito riguardante il problema sociale del lavoro.

In un mondo in cui il valore supremo sembra essere quello dell’avere, del possedere, dell’accumulare, in cui “nulla si fa per niente”, dove tutto viene monetizzato, è importante il richiamare il valore della solidarietà intergenerazionale.

“Quando la società é organizzata in modo che non tutti hanno la possibiltà di lavorare, quella società non é giusta” (Papa Francesco).

Nato nel 1936, il Movimento Lavoratori di AC è l’Azione Cattolica dei lavoratori: ne fanno parte giovani e adulti che hanno maturato una sensibilità verso le problematiche legate al mondo del lavoro e intendono vivere la propria missionarietà in questo ambito.

Il Movimento Lavoratori di AC (MLAC), persone “in uscita” nel mondo del lavoro nelle sue molteplici sfaccettature, accompagna i lavoratori a riscoprire la radice spirituale del lavoro e l’insegnamento del Vangelo, per porre l’uomo e la sua dignità al centro del lavoro; cura la formazione dei propri membri attraverso l’incontro con la Parola di Dio, lo studio della Dottrina Sociale della Chiesa e l’attenzione alle complesse realtà culturali, sociali e economiche di oggi.

Di concerto con l’AC diocesana e l’Ufficio per i Problemi Sociali ed il Lavoro, il MLAC fa proprio il Progetto pastorale diocesano e lo apre ad una prospettiva quotidiana di pastorale integrata e progettuale, in sinergia con le altre forme di aggregazioni laicali e della società civile

Il discernimento comunitario è l’espressione dinamica della comunione ecclesiale, il metodo di formazione spirituale, di lettura della storia e di progettazione pastorale, attraverso il quale diamo attenzione alla vita delle persone.

Le attenzioni principali del Movimento sono la progettazione sociale, i seminari di studio, le occasioni di confronto sulle tematiche del lavoro, i percorsi di approfondimento del Magistero Sociale, il Progetto Policoro promosso della Conferenza Episcopale Italiana, l’alternanza scuola/lavoro – istituti professionali

Il Concorso di idee “Lavoro e pastorale” nasce nel 2007 e tra il 2008 e il 2014 hanno partecipato diverse realtà associative, animatori di comunità del Progetto Policoro, diocesi, parrocchie, gruppi formali e informali, ecc.,coinvolgendo istituzioni ecclesiali, scolastiche, politiche e sociali, creando occasioni di confronto, dialogo e crescita sociale.

I progetti presentati sono stati 126, 33 finanziati, molti altri sono andati avanti con le loro gambe e proseguono nel tempo.

Gli ambiti di intervento per il 2015 sono:

  • Sviluppare reti sociali e fiduciarie capaci di essere sostegno e orientamento con persone che vivono situazioni di disagio economico-sociale a causa della difficoltà di accesso al mondo del lavoro o della perdita del lavoro stesso, per promuoverne e valorizzarne le capacità e le competenze, in un’ottica di crescita umana e professionale.
  • Promuovere, a vari livelli, processi di  formazione, cooperazione e partecipazione per contribuire ad una nuova evangelizzazione delle norme giuridiche ed economiche che regolano il lavoro, ricreando legami con il territorio, i contesti istituzionali, educativi, economici, ecc., e per riconciliare interessi individuali e bene comune.
  • Riscoprire il legame dell’uomo con il creato in quanto custode della creazione, sostenendo azioni di cura, di conservazione e di difesa del territorio e della biodiversità come occasione di sviluppo economico e sociale della comunità.

Le finalità del Concorso per il 2015 sono:

  • Realizzare reti tra comunità civile e comunità ecclesiale, strutturando e mettendo a sistema vere e proprie alleanze tra parrocchie, famiglie, istituzioni, società civile e mondo dell’impresa, coinvolgendo le realtà presenti nell’Azione Cattolica locale (MLAC, MSAC, Adulti, Giovani, Acr, etc.).
  • Incentivare la diffusione della cultura della progettualità; trasmettere competenze, esperienze e buone prassi, riproducibili in altri contesti territoriali.

Gli obiettivi:

  • Sviluppare una nuova cultura del lavoro “libero, creativo, partecipativo e solidale” (EG n. 192) che, rispettando i tempi e gli spazi di vita della persona, generi relazioni di reciprocità e  generi un lavoro che sia beneficio della comunità, bene comune e valore sociale e culturale condiviso.
  • Sviluppare l’uso di sistemi di condivisione innovativi e di piattaforme digitali (social network, crowdfunding, crouwdsourcing, ecc.).
  • Formare e accompagnare le persone di ogni generazione per renderle consapevoli delle loro risorse, accrescendone le competenze e favorendo il loro orientamento nel mondo del lavoro.
  • Favorire lo sviluppo sostenibile del territorio, la valorizzazione del patrimonio materiale e immateriale presente nella comunità e la riscoperta di tradizioni e mestieri.

Conclusione

L’aderente al MLAC è fondamentalmente un innamorato di Gesù, un uomo assetato di relazioni, un’entusiasta della Chiesa, di questa comunità, che nei confronti del mondo non si pone come colei che giudica, ma come popolo di Dio in cammino che vive la compagnia, la memoria e la profezia.

L’aderente al MLAC è un laico credente che, come diceva don Tonino Bello, deve portare la tuta di lavoro in chiesa, e la vesta battesimale nell’ufficio, nella banca.

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Dal 9 all’11 ottobre 2014, presso città della Scienza, si è svolta la manifestazione “Smart education”. Obiettivo della manifestazione è stato quello di proporre una riflessione sulle eccellenze scolastiche che si adoperano per sostenere e seguire il mondo che cambia e formare cittadini del futuro che abbiano strumenti adeguati alle proprie realizzazioni, nella vita e nel lavoro, non trascurando la richiesta dell’uso delle nuove tecnologie (TIC) applicate alla didattica.

L’Istituto Duca degli Abruzzi vi ha preso parte con il Dirigente scolastico prof.ssa Elvira Laura Romano, con un gruppo di docenti (proff. Izzo Antonio, Corrado Melillo, Paolo Pagliuca, Gennaro Piro,Troiano Antonio,Ciro Scognamiglio e Enrico Veneruso), con l’Assistente tecnico Giovanni Scotto e una rappresentanza di allievi.

Le manifestazioni che hanno visto particolarmente coinvolta la nostra scuola sono state:

  • La Conferenza che si è svolta nella mattinata del giorno 10 , nella sala Archimede, dal titolo: “Verso futuro remoto: il Mare
  • La testimonianza, da parte dei nostri allievi, relativa alla partecipazione dell’Istituto al Concorso nazionale didattico multimediale interattivo “Hig School Game“, manifestazione che si è svolta, nella sala Modotti, sempre nella mattinata del giorno 10,
  • Partecipazione al “Picnic della Scienza“, il giorno 11 ottobre, con il laboratorio “Navigando verso il futuro. simulazioni di realtà virtuale per le professioni marittime” attraverso l’utilizzo di un simulatore navale in dotazione all’Istituto.

Per simulatore navale professionale si intende un sistema meccanico, opto-meccanico o informatico atto a riprodurre un locale operativo (plancia, sala macchine…) di una unità navale, che permetta l’interazione coerente con l’ambiente virtuale simulato, e che serva ad addestrare il personale imbarcato in particolar modo all’esecuzione di tutte quelle operazioni il cui svolgimento nella realtà comporterebbe un rischio troppo elevato per l’incolumità delle cose e delle persone.

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